mercoledì 7 ottobre 2009

Il cosmo secondo Amenábar - Prima Parte

Hipatia (Rachel Weisz) è l'astronoma intorno alla cui figura Alejandro Amenábar ha costruito Agora, il suo debutto nel cinema epico. Un progetto colossale da 50 milioni di euro che non rinuncia all'intimismo, né defrauda la fama ormai mondiale del regista.

Il film più caro (finora) di questo regista di 37 anni potrebbe aver costato ancora di più, secondo quello che racconta egli stesso... multimilionaria perché Hipatia visse nell'Alessandria d'Egitto del IV secolo dopo Cristo, e ricreare tutto questo costa moltissimi soldi. Il preventivo iniziale di 80 milioni di euro, includendo il final cut per il regista, era inassumibile, quindi decidemmo fare alcune rinunce. Così si scese fino a 50 milioni di euro, inclundendo sempre il montaggio finale per il regista. E posso dire che abbiamo preso l'ultimo treno disponibile perché, con la crisi attuale, questo anno – per esempio – non avremmo potuto ottenere il denaro necessario per realizzare il film.
Il film attacca l'uso della violenza per imporre idee. È ciò è valido tanto per un terrorista islamico come per uno della ETA Alejandro Amenábar

Un lavoro d'autore
Un film in cui Amenábar è fedele al suo modo di concepire il cinema e alle sue inquietudini come autore e spettatore. Sempre ho fatto i film che mi piacerebbe vedere al cinema. In questo caso volli essere molto fedele al personaggio: a ciò che aveva fatto, a ciò che non aveva fatto, come per esempio vivere una storia d'amore, dal momento che le cronache dell'epoca ritrattano a Hipatia come una specie di suora sposata con la scienza. Sicuramente se avessi prodotto il film negli Stati Uniti, si sarebbe rafforzato la storia d'amore e posto meno interesse sull'astronomia.


 15 minuti di meno
The Others (2001) si testò negli USA con un pubblico prima del montaggio finale. Per Agora il laboratorio scelto fu il Festival di Cannes. Cosa è scomparso del primo montaggio nell'ultimo?
15 minuti. Credo di non essere un regista con la paura di tagliare. Cerco sempre di avere più una visione d'insieme che fissarmi nei dettagli, anche se fa male. Ho cercato di pulire la storia di Hipatia, tolsi alcune scene di contesto religioso e politico e la sequenza finale: due minuti e mezzo di stelle e musica, senza titoli di credito, una specie di overtoure vedendo lo spazio. Desideravo mettere lo spettatore in stato d'animo quasi di trance, fino a quando – improvvisamente – appare la Terra, enorme. Questo è il taglio che più mi ha fatto male dover realizzare.

Epica ed intimismo
Su come conciliare il componente commerciale e l'ambizione intellettuale e lasciare che lo spettatore pensi da solo, il regista spiega: Volevo parlare di astronomia, però senza l'aridità di una lezione di fisica. E che il viaggio nell'Egitto di 2000 anni fa fosse suggestivo tanto per lo spettatore quanto per me stesso. Quando mi decisi per la storia di Hipatia, solo dopo venne il genere, il peplum o storico. Direi che Agora è un melodramma storico basato in fatti reali come Mar Adentro (2004). È sopra un periodo che ha molto a che vedere con la nostra epoca: di cambio, di decadenza, di sconcerto. Il film ammette molte letture e nivelli: per chi desidera due ore di divertimento e per chi cerca qualcosa di più.

Basato in fatti reali
Mateo (Mateo Gil, co-sceneggiatore del film) ed io questa volta ci siamo divertiti molto durante la fase di documentazione, andando in Egitto a vedere una eclipse, però non fu altrettanto divertente durante la scrittura del film. Al basarsi su fatti reali, ordinare drammaticamente tutti gli elementi risultò infernale. Gil ha anche diretto la seconda unità di riprese: Le migliori inquadrature del film le ha fatte lui, afferma Amenábar.

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